9 gennaio 2013

Sex, disabled & rock'n'roll

Ciao a tutti miei carissimi lettori,
siete riusciti a sopravvivere ai Maya? Quanti litri di digestivi avete dovuto bere per digerire il pranzone di Natale e l'immancabile zampone con lenticchie di capodanno? Spero vi siate ripresi.

L'argomento che affronteremo oggi è il sesso (ebbene si, pure i disabili lo fanno ci credete?) più precisamente parleremo di un'iniziativa proposta dalla Pro Infirmis di Zurigo che prevedeva la formazione (a Zurigo) di prostitute (non necessariamente) da parte di una sessuologa olandese.
Ci sarebbe stato un corso di 20 giorni aperto sia a uomini che donne. Una volta concluso il corso la persona formata può esercitare indipendentemente. Le prestazioni offerte spaziano dalle semplici tenerezze ai massaggi o giochi erotici.. esclusi sesso orale e rapporti completi.



Questa proposta è uscita anche in Ticino ma purtroppo l'opinione pubblica, scandalizzatasi, ha risposto con un netto NO. Anzi, pensando che la Pro Infirmis utilizzasse le donazioni esterne per istruire delle puttane, queste sono diminuite notevolmente.

Bè, c'era da aspettarselo: questo dimostra come la società sia ancora piuttosto chiusa a certe novità... un normodotato che va a prostitute (sposato magari...) non ci stupisce più di quel tanto (forse con i denti stretti ma è una realtà che esiste e che conosciamo: gli si da del cretino e la cosa finisce li) ma dare la possibilità ad un andicappato di avere anche questo tipo di servizi, no... nooo ma siamo matti?!

Prima di affrontare l'argomento mi sono documentato grazie alle poche (purtroppo) informazioni trovate in internet e ho letto di una madre che ha dovuto persino arrivare a masturbare il proprio figlio perché la situazione era insostenibile: incontrollabilità del proprio corpo, violenza, frustrazione nel non sapere cosa significhi avere un rapporto sessuale, irritabilità immotivata e un abbassamento costante d'autostima. Immaginate di avere davanti a voi una gnocca pazzesca che, oltre ad invogliarvi semplicemente per il fatto che respira, vi provoca costantemente e voi non potete fare nulla. Quando dico nulla, dico... nulla nulla! Per tutti gli anni della vostra vita! Toccatina? no. Rapporto completo? Si, e come? La invito a farsi fare da me davanti a mia madre o l'infermiere di turno?

Qui non stiamo parlando di sesso come chiodo fisso degli uomini (anche se lo è) ma di sesso come bisogno fisiologico e psicologico. L'attività sessuale libera sostanze come la dopamina e serotonina: due tipi di ormoni che danno una sensazione di rilassamento e serenità sia fisico che mentale a fine rapporto. Basti pensare che in Danimarca hanno scoperto che con l'attività sessuale, gli atti di violenza da parte dei disabili mentali sono diminuiti drasticamente insieme ai farmaci per aumentare i freni inibitori. Meglio una sana scopata che certe droghe... no?!

Se voglio prendere il mio esempio posso dire tranquillamente che la privacy riesco ad averla sovente perché la mia malattia non richiede che io venga tenuto d'occhio costantemente e il mio corpo non denuncia particolari dolori. Ma se fossi debole di cuore, per cui il rapporto richiede particolari attenzioni? E se, col fatto di stare ore ed ore su una sedia a rotelle, ad esempio, io abbia dei decubiti (o comunque dolori piuttosto fastidiosi) sul mio corpo? Come faccio a far toccare il cielo con un dito alla fortunatissima della settimana? o del giorno ...

Ecco che delle prostitute con un'adeguata istruzione avrebbe potuto garantire un servizio in tutta tranquillità e sicurezza, soprattutto. Ora però mi chiedo? È la gran fetta dell'opinione pubblica ad essere chiusa o è chi propone queste iniziative che non spiega a sufficienza? Non so... fatto sta che l'unico ad aver rifiutato di dare questa possibilità ai disabili è il Ticino. Anche qui troviamo le solite incomprensioni, classiche nel mondo della disabilità: stiamo parlando di disabilità fisiche o mentali? e di quale gravità?

Corrado Mornese, in un suo articolo in cui parla di disabilità, suggerisce un percorso: un accordo tra prostitute formate per dare il giusto servizio alle persone portatrici di handicap e strutture deputate come infermieri, genitori e psicologi che possano valutare la fattibilità e l'importanza del bisogno. Questo creerebbe un servizio al disabile personalizzato (a seconda della gravità dell'handicap) in modo tale che il disabile stesso possa soddisfare solo quelle voglie che intende appagare.



La richiesta da parte dei disabili di poter accedere ad un rapporto sessuale a pagamento è evidente: secondo ad uno dei più importanti siti italiani sulla disabilità afferma che l'80% dei visitatori di quel sito è favorevole a queste prestazioni. Dunque? What's the problem??

a mio avviso esistono sei motivazioni:

  1. non si parla a sufficienza di sesso con i disabili (o niente del tutto), per cui è inesistente un'educazione sessuale facendo così mancare delle risposte a molte domande
  2. c'è il rischio che il disabile possa innamorarsi di una prostituta (anche se credo che questo tipo di rischio lo si rileva soprattutto nei disabili mentali). Ecco perché è importante che il rapporto avvenga dietro pagamento
  3. la paura dei genitori (soprattutto le madri)
  4. commiserazione nei confronti dei disabili: paura di toccare un tasto dolente che li faccia soffrire
  5. il sesso è tabù in generale
  6. Il Ticino è vicino all'Italia e in quanto tale "assorbe" alcuni aspetti morali legati alla religione (dove il moralismo, spesso, acceca il buon senso e la ragione)

Alcune di queste motivazioni le ho trovate all'interno di un'articolo che tratta proprio di queste cose, altre invece le ho aggiunte io: giusto per darvi l'idea di quali sono le sensazioni e preoccupazioni di coloro che stanno ogni giorno a stretto contatto con i disabili e il disabile stesso.

Ma le prostitute stesse, cosa ne pensano? Vediamo:
Cercando informazioni per dar risposta a questa domanda ho trovato un articolo che parla di Marien, una prostituta Spagnola che, iniziando a lavorare nei Night Club di Barcellona decide di mettersi in proprio donando il proprio corpo ai disabili che volessero usufruire di questa interessantissima offerta (sempre dietro pagamento). Dopo aver dichiarato il tipo di clientela che serviva nell'intervista al noto quotidiano di Madrid El Mundo, il suo blog e il suo sito vennero immediatamente censurati per le infinite email di richiesta ma soprattutto di insulti (fare la prostituta va bene ma darla ad un disabile... effettivamente.... è scandaloso, no?).

Conosciamola:
"Mi sono sposata a 17 anni, è andata male, avevo un figlio e un padre a carico... Ho cambiato nome e ho cominciato a lavorare nei night club di Barcellona. Vedevo le mie colleghe disprezzare gli uomini sulla sedia a rotelle, gli zoppi o quelli che indossavano occhiali dalle lenti spesse. Capii che la strada era quella: iniziai a inserire inserzioni sui giornali catalani presentandomi come escort indipendente. Specificando subito quali fossero i destinatari del messaggio". Da allora un successo (e un business) crescente. "Posso vivere comodamente, ho potuto comprare due appartamenti, far studiare mio figlio". Una storia nell'ombra, fino a poco tempo fa. Una storia che però piano piano la coinvolge. Un blog dove racconta la sua esperienza e le sue sensazioni. "Dare piacere a chi soffre è un servizio sociale. Ho clienti fissi da anni. Siamo diventati amici. Non c'è né pudore né pietà, il sesso è uno scambio, loro ne hanno bisogno, io glie la do....". 
Ma dopo l'intervista al El Mundo tutto cambia: il suo blog preso d'assalto, migliaia e migliaia di e-mail, applausi ma anche insulti. Marien diventa un'icona della rete, il dibattito infiamma le associazioni di persone disabili. Il blog viene oscurato, Marien viene sommersa da proposte di interviste televisive, ma per adesso rifiuta visibilità e compensi. "Quello che volevo è spezzare il tabù sulla sessualità dei portatori di handicap. Un problema rimosso, che nessuno vuole vedere, la negazione di un diritto. Le mie colleghe all'inizio mi dicevano: "Marien, come fai, non ti fa schifo?". Sì, parlavano proprio così... No, mai provata questa sensazione, del resto prima di fare l'escort facevo l'infermiera, il mio obiettivo era quello di soddisfare i bisogni delle persone che accudivo, li cambiavo, pulivo. E poi tra i miei clienti ho incontrato persone incredibili, soltanto apparentemente fragili.

Una donna, semplicemente per il fatto di aver voluto "cambiare tipo di clientela", viene si ammirata ma soprattutto criticata. Mi spiace, ma per quanto io mi possa sforzare, non riuscirò mai a capire il perché di tanta ignoranza.

Sarebbe bello fermarci qui, eh? Purtroppo però la cosa non è possibile o meglio, sono io che non voglio fermarmi qui perché credo che più cose si sanno e più il lettore può farsi un'idea chiara e convincente di ciò che è successo. Sempre in internet ho trovato una testimonianza di un'educatrice in un istituto per disabili che decide di far vivere ad un suo paziente un'esperienza... non proprio di tutti i giorni.


Conosciamola:
«Era stufo di frequentare la sessuologa. Un giorno me l’ha detto in faccia: ‘ voglio farlo’. A quel punto, dopo essermi già opposta alla somministrazione di medicamenti inibitori (che tra l’altro comportavano pesanti effetti collaterali), ho preso in mano io la situazione. Pochi mi hanno aiutata e sostenuta. Ma in fondo a me importava solamente che ci fosse il consenso della madre».
A parlare è una donna, già educatrice in un istituto per invalidi, che anni fa decise di iniziare un’esperienza tanto delicata e «imbarazzante» quanto «arricchente» . Il ragazzo che seguiva – in forma privata, nei momenti in cui non si trovava nella struttura che lo accoglieva – non era un invalido mentale, ma in seguito a un incidente aveva subito gravi danni permanenti a tutte le sue funzioni.
«Per quattro/cinque anni l’ho portato una volta al mese ( devo ammettere che io e sua madre temevamo il sorgere di una dipendenza, invece è andato tutto bene). Dopo ogni rapporto con una prostituta stava visibilmente meglio» , afferma ancora la donna. Come avvenivano i contatti e, chiediamo, quali sono state le maggiori difficoltà incontrate? «Per lui i problemi erano unicamente dovuti al fatto che era difficile trovare ragazze disposte ad accettarlo. Personalmente, invece, ho vissuto più volte situazioni di estremo imbarazzo. Ho praticamente frequentato tutti i postriboli del Ticino, portandolo dentro con la sedia a rotelle. I primi momenti erano i peggiori. Tutti gli sguardi – magari di persone da me conosciute – erano su di noi. Poi iniziava la ‘ ricerca’. In pochi casi trovavamo qualcuna che accettasse. Chiamavamo anche i numeri telefonici degli annunci che pubblicizzavano prestazioni private. Molte donne appendevano, pensando si trattasse di uno scherzo, altre invece si spaventavano quando lo vedevanoAltre ancora dicevano di non occuparsi di questi casi. 
Ma siamo andati avanti a telefonare alle prostitute che esercitano negli appartamenti, soprattutto dopo l’inizio delle retate della polizia cantonale. Anche perché in una circostanza ci siamo quasi finiti dentro ( da noi contattata, la PolTi afferma di non aver mai trovato invalidi durante i blitz, ndr.) » . Poche, dunque, le donne disposte ad accettare. «Quelle che trovavamo erano comunque in gamba. Alcune si erano addirittura affezionate al ragazzo. Dopo le prestazioni gli regalavano un peluche o volevano discutere con noi della sua situazione, magari davanti a un caffè da loro offerto. Il problema è che rimanendo poco in Ticino non era possibile creare un contatto durevole. Spesso dovevamo quindi ricominciare le ricerche da zero» .
Le prestazioni «erano pagate dalla madre. Nei postriboli costavano circa 100 franchi. Nelle case circa 250» . Chi, chiediamo ancora, pensava alle precauzioni? Nessun timore? «Certo, io e quelli che mi hanno aiutata ci preoccupavamo per questo aspetto. Abbiamo comunque appurato che potevamo stare tranquilli. Pensavano le donne al preservativo. Sempre» .
L’incontro con la donna che ha accettato di parlare della sua esperienza si conclude con una nota polemica: «Questo discorso mi rende nervosa – afferma – . Perché pochi, in Ticino, riescono a parlare di queste cose. Pochi capiscono i lati positivi di ciò che ho fatto per lui. Chiaro, è più semplice prescrivere medicamenti. In ogni caso sono contenta di ciò che ho fatto. È stata una delle esperienze più belle che ho vissuto nella mia vita». 

Parole forti che ci fanno riflettere non solo per il gesto stupendo di questa educatrice ma soprattutto per quella che è la mentalità ticinese.

Il gruppo "Pozzo delle meraviglie" su facebook, il 6 marzo 2010 fece, ai suoi lettori, una semplice domanda: Cosa pensate delle operatrici sessuali per disabili? è prostituzione secondo voi? è immorale? si può vivere bene senza?

ecco alcune risposte...
























Non commento.......................................


Anche un altro sito italiano (disabilisenzasesso.org) riprende questo argomento e la risposta arriva direttamente da Riccardo di Novara:
"[...] sono disabile. Il problema non è decidere se si tratta di un servizio o di prostituzione: il problema è che è disdicevole e umiliante per la dignità umana avallare l'idea del sesso a pagamento per disabili perché è come dire che i disabili non possono fare sesso se non a pagamento. Il problema più grosso di un disabile non è la disabilità ma il pregiudizio delle persone non-disabili. Bisogna lottare per l'inserimento delle persone disabili nella società affinché le persone non-disabili si rendano conto che i disabili sono esseri umani identici a tutti gli altri con le stesse potenzialità, sentimenti, bisogni ed emozioni. Un'iniziativa del genere non farebbe altro che giustificare ancora di più le discriminazioni e il razzismo nei confronti dei disabili in Italia, dove già il razzismo dilaga e i disabili hanno ben pochi diritti".

Sono d'accordo con Riccardo, non completamente però: poter ottenere un servizio simile (trovo) sarebbe un grande passo avanti nell'accettazione dei disabili. Sarebbe come se la società capisse ed ammettesse che i disabili hanno i bisogni e voglia di provare l'emozione che dà un rapporto come quello sessuale, per cui, si aggiungerebbe un elemento in più per poter argomentare il fatto che le persone portatrici di handicap hanno gli stessi diritti di una persona normodotata. In questo modo ci si avvicinerebbe di più all'obbiettivo di ottenere una legge informale oltre a quella formale. Se poi, la persona interessata, non voglia frequentare certi posti per motivi morali, religiosi o sociali è libero di farlo ma per lo meno esiste una scelta.

A dirle, certe cose, non sono certo io ma la legge.. che dice:
«La facoltà di stabilire rapporti affettivi e sociali, di disporre liberamente del proprio corpo e anche di avere una propria vita sessuale rientra nel complesso dei diritti della personalità riconosciuti ad ogni individuo. Questo vale anche per la persona andicappata e sotto tutela. Va quindi riconosciuto un diritto alla sessualità e ad avere rapporti con altre persone nei limiti, validi per tutti, dell’ordine pubblico e del rispetto della sfera di libertà altrui».

... e la religione:
«Particolare attenzione merita la cura delle dimensioni affettive e sessuali della persona andicappata. Si tratta di un peso spesso rimosso e affrontato in modo superficiale e riduttivo o addirittura ideologico. La dimensione sessuale è, invece, una delle dimensioni costitutive della persona...» - papa Giovanni Paolo II, 8 gennaio 2004

Se l'argomento vi interessa particolarmente cliccate per scaricare i PDF

QUI - Sessualita dei disabili tra tabu e accarezzatori
e QUI - L'ultimo muro (tutto il dibattito)  

7note





e voi? che pensate a tal proposito??
dite la vostra scrivendo un commento

12 commenti:

  1. Io non sono d'accordo per un solo motivo: ovvero ke già le prostitute che ci sono in svizzera non fanno il mestiere per loro scelta (si xk la realtà é questa, é inutile negarlo), le porta qui la mafia dell'est minacciando le ragazze ke se non stanno in svizzera a prostituirsi, la loro famiglia verrà ammazzata. Mia mamma ( psicologa) mi ha raccontato di aver avuto pazienti ex prostitute, TUTTE costrette e dei danni psicologici molto gravi ke hanno subito. Ho saputo inoltre di un'altra persona ke ha trovato una di qst prostitute a piangere per lo schifo che deve subire tutti i giorni, la prostituta in questione aveva 18 anni. Quindi prima di costringere le ragazze anche a qst vediamo di risolvere qst problema se é possibile.
    Poi sicuramente trovo giusto pure io ke i disabili abbiano la possibilità di fare sesso, ma non con ragazze costrette. GRAZIE!!!!
    Queste ragazze sono il mio pensiero di tutti i giorni, da quando l'ho saputo.. quindi direi ke già la costrizione da sola é abbastanza, non c'é bisogno di aggiungere altro!

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  2. Grazia Melanzana10 gennaio 2013 16:05

    sono completamente d'accordo con te Delphine, bellissima parole!!
    Si potrebbero avere due/tre persone QUALIFICATE per regione in modo da avere il miglior riscontro

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  3. La prostituzione c'è e non è un reato. Tralasciando i casi di racket e sfruttamenti mi sembra giustissimo che anche i disabili possano usufruire di questi servizi. Meglio, ovviamente, se con persone formate per stare a contatto con i disabili. Spero che questa possibilità arrivi presto anche in Ticino, come è giusto che sia!
    Viviamo nel 700, società bigotta e moralista, guai a parlare di sesso, preservativi, ...
    Articolo molto interessante come sempre: bravo!!

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  4. Cozio che spatafiata! Ci ho messo una vita a leggerla! Bando alle ciance comunque, io sono favorevolissima e molto delusa dal rifiuto ticinese!

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  5. Gianluca De Conno13 gennaio 2013 18:32

    ho letto il tuo ultimo articolo sul blog, trovo che hai esplicitato con precisione, senza troppi giri di parole e senza mai cadere nel volgare, l'argomento sesso - disabili - tabu.
    Il tuo articolo, non mi porta a riflettere sulla sessualita delle persone disabili, mi porta invece a riflettere su quanto la società cui apparteniamo ha paura dei disabili e del sesso, una paura che tende a voler nascondere ai propri occhi sia la sessualità che i disabili!
    ciao gianluca

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  6. Andrea Pedrazzini13 gennaio 2013 18:33

    idem, hai scritto un libro... bella la frase del Papa conclusiva!

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  7. Assolutamente favorevole!!!!!!!!!

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  8. ciao sono d'accordo con gianluca ....ma lui non lo sa che tu mai fai troppi giri de parole??...

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  9. Damiano (infermiere)15 gennaio 2013 17:59

    L'amore domina il mondo in generale.
    Fare l'amore è una necessità di ogni essere umano.
    Sono pienamente d'accordo che quelli meno fortunati che la società etichetta come "diversamente abili" abbiano uguali diritti a poter usufruire di sensazioni ed emozioni connesse al campo sessuale.
    Vorrei che una volta per tutte fosse chiaro che siamo tutte persone con uguali capacità e desideri.
    Chi si atteggia a moralista vada a farsi "fottere"!

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  10. C'hai le palle, ragazzo!
    Quando ci vuole ci vuole!
    Io sono pienamente s'accordo, chi si improvvisa moralista che vada a leggere qualcos'altro!
    Porca miseria, abbiamo tutti gli stessi diritti, perché discriminare?!
    Continua così, io sono dalla tua! ;)

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  11. Allora, premetto che non me la sento di dire che poter accedere alla prostituzione è un diritto: la prostituzione, nella mia testa, è sfruttamento, e nessuna donna dovrebbe essere sfruttata.
    Detto ciò, mi rendo conto che tutti hanno il sacrosanto diritto di soddisfare i propri impulsi sessuali e che alcuni non sono in grado di provvedere senza un aiuto. Sono combattuta, per me c'è un conflitto d'interessi, e per rispettare i diritti di qualcuno, dovresti in parte ignorare quelli dell'altro.

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  12. Bravo! Sono completamente d'accordo con te, hai parlato molto bene di un tema non facile da trattare.

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